Peace

sono al mare, in spiaggia. ci sono amici, alcuni di vecchia data altri nuovi, ma non saprei dire quali. sento che ci sono, ma sono sfuocati. è una sensazione. ho lavato a mano i miei costumi, i pantaloncini e le magliette e li sto sistemando su uno stendino piccolo, da campeggio. nel mentre parlo con le persone che mi stanno intorno, come se fosse un gesto abituale, quotidiano.

cambio di scena e sono seduta sul telo da spiaggia, le braccia intorno alle ginocchia. di fianco a me c'è la coppia di amici di mia madre. metto a fuoco solo lei, che inizia a scherzare al suo solito e io le volo addosso. né lei, né nessun altro capisce che non mi sono incazzata perché non ho capito le battute, ma perché lei mi ripete le stesse identiche cose da anni. provo a spiegare le mie ragioni, ma nessuno sembra cogliere. la scena sfuma…

ho lavato anche la bandiera della pace a mano. ma mentre sto per stenderla noto che ci sono delle macchie leggere. devo lavarla in lavatrice. leggo l'etichetta: va lavata a otto°. strano. mi trovo davanti alla mia lavatrice, la conosco benissimo, solo che è davvero grande. l'oblò e i tasti sono stati sostituiti, forse perché vecchia.

cambio di scena. una sorta di festa nella mia prima casa con i colleghi. non siamo tutti, anche se non so chi ci fosse o meno. riconosco chiaramente elena e massi. massi è di fianco a me, parliamo. elena è indaffarata altrove. quando ritorna mi regala un cellulare come il suo, ma bordeaux. che carina, grazie. mi metto a personalizzarlo. i tasti sono strani, non ne ho mai visti così. sul tavolino della sala c'è il mio siemens: penso che terrò entrambi, ci sono affezionata. ma perchè mi ha regalato un cellulare? e poi perchè proprio quello? il suo blu non funziona benissimo.

elena è alla porta, dietro di lei il cortile. piange, è commossa. lo siamo tutti. è chiaro che se ne sta andando. siamo tutti seduti, forse a mangiare. la festa era per lei. ci lascia una torta, oltre a quelle che aveva già portato, ma noi le diciamo di tenerla, almeno quella. lei accetta. nessuno si alza ad abbracciarla, ci limitiamo a guardarla commossi. la osservo come se non la vedessi da tanto tempo. non è come quando l'ho conosciuta, sembra siano passati degli anni e noto che si veste in modo differente.

mi sveglio, è presto. mio padre sta uscendo di casa per andare al lavoro. sto nel letto ancora un pò, poi mi alzo, mi lavo i capelli e tutto il resto. li asciugo mentre il sogno inizia a riaffiorare pezzo per pezzo. mi vesto: gonna lunga, parigine, vestiti leggeri. che bella l'aria fresca che sfiora le mie gambe. decido che scriverò il sogno in treno, non voglio perderlo. e quando arrivo al binario tre decido che intitolerò:

la bandiera della pace non si lava a mano